A ottant’anni circa dall’introduzione del sonoro nel cinema, gran parte del patrimonio dei film realizzati all’epoca del cinema muto risulta oggi perduto. E quanto più ci si volge all’indietro verso gli anni gloriosi dei pionieri del cinema, tanto più ci si deve confrontare con una situazione conservativa al limite dell’inconsistenza.
Il patrimonio di film muti conservati dalla Cineteca del Museo assume quindi un valore inestimabile, soprattutto grazie al rapporto privilegiato che la collezione del Museo intreccia fin dal principio con il grande cinema torinese delle origini: il nucleo di materiali raccolti da Maria Adriana Prolo proveniva, infatti, in larga parte dalle raccolte dei pionieri torinesi, primo fra tutti Giovanni Pastrone.
Nel primo decennio del Ventesimo secolo, Torino era, con Roma, il principale centro produttivo della cinematografia italiana, a sua volta una delle più importanti del mondo. La collezione di cinema muto torinese conservata dalla Cineteca è così di eccezionale importanza, sia per la rarità dei titoli conservati sia per la bellezza delle copie.
Al nucleo originario si sono aggiunti altri fondi. Tra questi spicca una parte significativa del Fondo Desmet, acquisita dal Nederlands Film Museum, grazie al quale è stata recuperata la prima produzione torinese distribuita all'estero, rappresentata da titoli quali Gli ultimi giorni di Pompei di Luigi Maggi e le comiche di Cretinetti, Robinet e Polidor.
Al cinema di fiction si aggiunge un'importante raccolta di film documentari muti di carattere storico, naturalistico e medico, preziosa testimonianza delle prime produzioni ciniatografiche a Torino; tra questi La neuropatologia e La vita delle farfalle. |
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